In Breve
- Qual è il risultato principale dello studio sul vaccino a mRna intismeran?
- Il vaccino ha mostrato un miglioramento significativo nella recurrence-free survival e nella distant metastasis-free survival nei pazienti con melanoma.
- Chi sono i pazienti idonei per il trattamento con il vaccino?
- I pazienti con melanoma completamente asportato ma ad alto rischio di recidiva sono idonei per il trattamento.
- Quando verranno presentati i dati completi dello studio?
- I dati completi saranno presentati al congresso ESMO di ottobre a Madrid.
L’Int-Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si distingue come il centro con il maggior numero di pazienti randomizzati a livello mondiale nello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001. In totale, 82 pazienti su 128 sottoposti a screening sono stati arruolati in questa ricerca, che ha coinvolto 1.137 pazienti e che ha visto la collaborazione tra Moderna e Merck.
Lo studio ha confrontato l’efficacia dell’aggiunta del vaccino personalizzato a mRna intismeran al trattamento con pembrolizumab, rispetto all’utilizzo del solo pembrolizumab. I risultati ottenuti hanno evidenziato un miglioramento statisticamente significativo in entrambi gli obiettivi primari: la recurrence-free survival (Rfs) e la distant metastasis-free survival (Dmfs).
Questo innovativo trattamento è destinato a pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente, ma ad alto rischio di recidiva. Tra i candidati al vaccino ci sono pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio, con metastasi nei linfonodi regionali o, in alcuni casi, con singole metastasi a distanza che sono state radicalmente asportate.
Il vaccino è progettato utilizzando il materiale tumorale del singolo paziente. Dopo un rigoroso controllo di qualità, il tessuto viene analizzato tramite un algoritmo capace di identificare fino a 34 neoantigeni. L’mRna che codifica per questi neoantigeni viene quindi incapsulato in nanoparticelle lipidiche, facilitando l’ingresso nelle cellule target. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore, generando una memoria immunologica in grado di riconoscere e attaccare eventuali cellule tumorali residue che esprimono gli stessi antigeni.
“La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio”, ha dichiarato Michele Del Vecchio, direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi dell’Int di Milano. Ha sottolineato l’importanza del gruppo multidisciplinare coinvolto nella sperimentazione, evidenziando che “è una vera terapia personalizzata”, costruita sulle caratteristiche uniche del tumore di ciascun paziente, con l’obiettivo di consentire al sistema immunitario di eliminare eventuali microfocolai metastatici.
Dal punto di vista della sicurezza, l’aggiunta del vaccino non ha mostrato un aumento significativo della tossicità rispetto al solo pembrolizumab, un aspetto cruciale per un trattamento adiuvante. I dati completi dello studio verranno presentati al congresso ESMO di ottobre a Madrid, e il protocollo prevede la continuazione del follow-up per valutare anche la sopravvivenza globale. “Se questi risultati saranno confermati, questo approccio potrebbe diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio”, ha concluso Del Vecchio, sottolineando la necessità di una stretta collaborazione multidisciplinare nella gestione di terapie personalizzate di questo tipo.
